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IL
GAMMA NEL FILM
Questa
sezione descrive il gamma nel film fotografico. Fornirò qualche
nozione di base del processo fotografico che spiegano perchè la
rappresentazione fisicamente accurata della riproduzione dei valori
di luminanza non fornisce soggettivamente buoni risultati. I sistemi
video hanno ereditato questa "gemma del tempio" dalla
fotografia. In modo soggettivo è possibile ottenere buone immagini
solo se vengono presi accorgimenti appropriati rispetto alle condizioni
di vista (di osservazione).
Quando
il film fotografico viene esposto alla luce e poi sviluppato,
l'immagine luminosa della scena sul film causa un processo di
alterazione/sviluppo di piccoli grani di argento metallico. Questo
processo intrinsecamente crea una immagine negativa: dove esiste
luce si crea la produzione di piccoli grani d'argento, i piccoli
grani d'argento assorbono la luce e appaiono scuri. Il film colore
comprende 3 strati di emulsione sensibili a lunghezze d'onda di
banda diversa, approssimativamente rosso, verde e blu. Il processo
di sviluppo converte l'argento contenuto in questi 3 strati in
tinte che agiscono come filtri colorati per assorbire la luce
rossa, verde e blu.
Il
film può essere caratterizzato da una funzione di trasferimento
che relaziona l'exposure (esposizione) della scena alla
trasmittance (trasmittanza) del film sviluppato. Il valore
di esposizione su qualsiasi parte del film è proporzionale alla
luminanza del punto corrispondente della scena. Una alta esposizione
causa la produzione di più argento e quindi un maggior assorbimento
di luce da parte del negativo.
La
trasmittance viene definita come l'unità diminuita della
frazione di luce assorbita dal film sviluppato.
La
density (densità) viene definita come il negativo del logaritmo
in base 10 della trasmittanza.
Un
film pulito ha una density di 0; il film con una trasmittance
di 0.1 ha una densità di 1 e il film con una trasmittance di 0.01
ha una densità di 2. In pratica è difficile raggiungere una densità
maggiore di 3 e pertanto è difficile ottenere una proporzione
di dinamica maggiore di 1000:1.
Il
film ha qualche cosa di simile a una relazione non lineare tra
esposizione e trasmittanza, di solito si evidenzia disegnando
la densità come una funzione del logaritmo dell'esposizione questo
D-log E curve (curva dell'esposizione in base al logaritmo
della densità) è stato introdotto per la prima volta da Hurter
e Driffield e pertanto è anche chiamato il H&D plot.
In termini di quantità fisiche dell'esposizione e trasmittanza
un D-log E plot è fondamentalmente in ambiente log-log.
Il
H&D plot (la curva di H&D) di un tipico film reversal
ha una forma a S che comprime sia i bianchi che i neri con un
segmento ragionevolmente dritto nella parte centrale della curva.
L'uso diffuso della curva D-log E nel lavoro sul film (l'importanza
della parte centrale lineare della curva determina la corretta
esposizione) porta molte persone alla errata conclusione che il
film abbia una risposta logaritmica alla luminanza in termini
di quantità fisiche!
Ma
l'andamento lineare della curva log-log è caratteristica di una
funzione di potenza non un logaritmo di per se stesso. In termini
di quantità fisiche la trasmittanza è una funzione di potenza
dell'esposizione. L'andamento del segmanto lineare della curva,
in ambiente log-log, è l'esponente della funzione di potenza.
Il valore numerico dell'esponente della funzione di potenza, nella
regione della curva con andamento lineare, è noto come "gamma".
Siccome
lo sviluppo del film produce un negativo si rende necessaria una
seconda operazione di processo, se necessaria, per produrre una
immagine positiva. Questo di solito significa una stampa positiva
su carta o plastica dal film negativo. (Detto per inciso, nel
film reversal usato per le diapositive 35mm, l'argento sviluppato
viene rimosso da un processo di "sbianca", quindi l'argento
originario non esposto e non sviluppato latente che resta sul
film viene convertito in argento metallico per produrre una immagine
positiva. Nel film colore l'argento metallico viene quindi convertito
in strati di colore.
Questo
processo in cascata, che viene ripetuto due volte nella processazione
della maggior parte dei film cinematografici, rende importante
che la funzione individuale di potenza di ogni stadio venga mantenuta
sotto stretto controllo, sia nella progettazione che nello sviluppo
del film. Come prima approssimazione l'intenzione è quella di
ottenere un gamma grosso modo unitario attraverso l'intera cascata
del processo. Step individuali possono distanziarsi dalla linearità,
di quel tanto che è possibile ricuperare approssimativamente sino
alla fine della catena di processo.
E
ora una sorpresa! ...se un sistema di film viene progettato e
processato per produrre esattamente una riproduzione lineare dell'intensità,
le stampe lette per riflessione risultano buone. Ma se proiettato
per trasparenza, diapositive e film cinematografico, appaiono
piatte e apparentemente mancanti di contrasto. La ragione di questo
coinvolge un altro aspetto della percezione umana della visione.
Come
spiegato nella sezione Percezione, la visione umana si adatta
a un campo molto largo di condizioni d'osservazione. Uno dei modi
che la visione umana usa per rendere possibile questo ampio spettro
è quello di incrementare la propria sensibilità a piccole variazioni
di brillantezza quando l'area di interesse è circondata da elementi
brillanti. Intuitivamente, la luce da un contorno brillante può
essere pensata come uno sparpagliamento di innesco/eccitazione
in tutte le aree della visione, compreso l'area di interesse,
riducendone il contrasto apparente. Parlando per similitudine,
l'effetto è simile al "flare" (fiammeggio) (N.d.T. è
un fenomeno che si verifica nei dispositivi di rivelazione dell'immagine
delle telecamere e elettronica associata. Viene compensato elettronicamente
con apposite tarature e procedure sulla testa camera.) e il sistema
visivo lo compensa tirando il proprio limite di contrasto per
incrementare la visibilità degli elementi neri in presenza di
un contorno brillante. Inversamente quando la regione di interesse
è circondata da un'area relativamente scura, la scala del contrasto
del sistema visivo diminuisce e quindi la nostra abilità di discernere
gli elementi neri della scena diminuisce.
L'effetto
viene dimostrato nel disegno qui sotto.

L'effetto
dovuto al contorno.
I tre quadrati grigi circondati dal bianco sono identici ai tre
quadrati grigi circondati dal nero, ma il contrasto della serie
con contorno nero appare più basso della serie con il contorno
bianco.
Questo
ha implicazioni per il dover mostrare immagini in aree e ambienti
scuri come un cinematografo, la proiezione di diapositive, il
guardare la TV in ambiente domestico. Se una immagine viene vista
in ambiente "nero" o "a luce abbassata" e
l'intensità della scena riprodotta è fisicamente corretta l'immagine
apparirà mancante di contrasto.
I
sistemi di film sono compensati per ovviare all'effetto del contorno.
I film intesi per essere osservati con un contorno nero sono progettati
e processati per avere un gamma maggiore dell'unità - circa 1.5
- in modo che la scala del contrasto della scena venga espansa
nel momento in cui il film viene visto per proiezione (in ambiente
buio).
I
segnali video sono codificati in modo simile, si tiene conto di
un contorno a luce bassa dell'abiente di visione nel modo che
descriverò tra un momento.
La
conclusione importante da trarre da questa sezione è che la codifica
dell'immagine non è semplicemente relativa alla matematica, alla
fisica, alla chimica e all'elettronica; le considerazioni sulla
percezione giocano un ruolo essenziale nei sistemi d'immagine
di successo.
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