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Il
risultato del fare l'esperimento è mostrato nel grafico qui sotto.

Sensibilità
al contrasto - le freccie indicano la frazione Weber-Fechner
Disegnando
log DL/L come una funzione di log L si rivela un intervallo di
più di due decadi di luminanza tra circa 0 e +2.5 log millilamberts
nel quale la capacità di discriminare della visione è di circa
1% del livello di test della luminanza. Questo porta alla conclusione
che: per soglia di discriminazione tra due superfici di luminanza
molto vicina la capacità di discriminare è molto vicina a una
funzione logaritmica.
La
funzione di sensibilità al contrasto comincia col rispondere alla
domanda: quale è il numero minimo di codici discreti necessari
per rappresentare la luminanza in un particolare scala?
In
altre parole: quali codici di intensità possono essere ignorati
senza che l'osservatore se ne accorga?
Se
i codici sono posizionati esattamente con l'intervallo dell'1%
su una scala da 100 a 1 il numero dei codici richiesti è log100/log1.01
ovvero 460.
Quindi
si deduce che per coprire una dinamica di 100:1 sono necessari
460 codici in un particolare stato di adattabilità (dell'osservatore)
con una soglia del discriminare dell'1%.
La
relazione logaritmica è basata su misure di sensibilità al contrasto
rispetto a una soglia. Pertanto noi abbiamo misurato l'abilità
del sistema visivo umano di discriminare tra due valori di luminanza
molto vicini. Su una vasta scala di livelli di luminanza il restare
ancorati a una codifica logaritmica non risulta necessario per
ragioni di percezione. Anche la capacità di discriminare della
visione umana degrada in presenza di ombre o grigi molto neri,
al di sotto di una percentuale minima del bianco di picco.
Nel
1976 il CIE ha standardizzato la funzione L* che è una funzione
di potenza della luminanza, modificata leggermente dall'introduzione
di un segmento lineare nelle vicinanze del nero.
Questa
è la funzione standard che relaziona la luminanza fisica alla
luminanza (brillantezza) percepita.
Il
CIE si riferisce a L* come la componente di brillantezza di uno
spazio colore uniforme.
Il
termine percettualmente lineare non è appropriato in quanto
non pssiamo misurare direttamente la quantità in questione, noi
non possiamo assegnare ad essa le proprietà di una linearità matematica.
Parlando
in modo grossolano la brillantezza percepita è la radice cubica
della luminanza.
IL
GAMMA NELLA FISICA
La
fisica di un cannone elettronico di un CRT detta una relazione
tra il voltaggio in ingresso e la luce in uscita che i fisici
chiamano five-halves power law (legge della divisione per
cinque): l'intensità della luce prodotta sulla faccia dello schermo
è proporzionale al voltaggio in ingresso ridotta alla potenza
di 5/2. In altre parole l'intensità è grosso modo tra il cubo
e il quadrato del voltaggio. Il valore numerico dell'esponente
della funzione di potenza è rappresentato dalla lettera greca
g (gamma). I monitor con CRT hanno voltaggio in ingresso che riflette
la funzione di potenza e in pratica il valore numerico del gamma
è molto vicino al valore teorico di 2.5
Il
disegno qui sopra mostra la funzione di potenza che si applica
a un singolo cannone elettronico, una scala di grigi per il CRT
in bianco e nero o si applica a ognuno dei tre cannoni per il
rosso, il verde e il blu di un CRT a colori.
Le
funzioni associate con i tre cannoni di un CRT a colori sono molto
simili l'una all'altra ma non necessariamente identiche. La funzione
viene dettata dal cannone elettronico e non ha nulla a che fare
con i fosfori del CRT.
Il
processo di pre-compensazione per questa non-linearità, calcolando
un voltaggio del segnale da un valore di intensità, è noto come
gamma correction.
La
funzione richiesta è approssimativamente una funzione di potenza
di 0.45 il cui grafico è simile a quello di una funzione di radice
quadrata.
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